mercoledì 12 marzo 2008

Jung e il nazismo


Nel 1930 Jung fu nominato presidente onorario della Associazione tedesca di psicoterapia. Con l'avvento del nazismo questa Associazione, alla quale aderivano parecchi psicoterapeuti ebrei, fu sciolta e ne fu creata un'altra a carattere internazionale e sempre con Jung presidente.


Nel 1934 Jung fu criticato per la sua adesione ad un'organizzazione di origine nazista, oltre che per la sua funzione di redattore capo della rivista Zentralblatt fur Psychotherapie, un periodico di analoga matrice nazista. Jung e i suoi difensori, in questa querelle sulla presunta adesione di Jung al nazismo, replicarono sostenendo che la sua presenza in questi organismi avrebbe permesso di salvaguardare l'attività degli psicoterapeuti tedeschi ebrei.


In questa stessa epoca Hitler prendeva il potere in Germania e, sfortunatamente per Jung, il caso volle che il redattore tedesco della rivista, il cui nome compariva accostato a quello di Jung risultava essere il professor Göring, cugino del più famoso Hermann Göring, delfino di Adolf Hitler.
In questo periodo di presidenza Jung scrisse l'articolo "Wotan" apparso sulla Neue Schwezer Rundschau che in seguito diverrà il primo capitolo dell'opera Aspetti del dramma contemporaneo.
Sempre i sostenitori di Jung in questa querelle sostennero che Jung non accettò questo incarico a cuor leggero ma nella speranza di salvare il salvabile, tant'è che, quando si accorse di non poter fare nulla, nel 1939 rassegnò le dimissioni sia dalla carica di presidente della "Società medica internazionale di psicoterapia" sia da redattore della rivista. In questo stesso periodo le autorità hitleriane avevano già preso misure contro Jung: gli era stato negato l'accesso in territorio tedesco, le sue opere vennero bruciate o mandate al macero in tutti i paesi d'Europa nei quali era possibile e il suo nome figurò nella famigerata lista "Otto", vicino a quella di Freud e di molti altri (come testimoniato da alcuni conoscenti, Jung temeva di poter essere "liquidato" dalle SS in caso di invasione della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, proprio per via delle sue note posizioni critiche antinaziste).

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