sabato 26 aprile 2008

38 luglio

Geppetto

L'altra sera ho visto gli ultimi scorci del Pinocchio televisivo, quello di Luigi Comencini, tanto per intenderci. Geppetto e il burattino-bambino stavano nel ventre del pescecane, e il vecchio falegname sembrava starci proprio bene. Geppetto non era per nulla intenzionato a lasciare quel rassicurante acquario per ritornare tra gli uomini. Ma alla fine, per amore di Pinocchio, e consapevole del fatto che il bambino dovesse prendere conoscenza e coscienza del mondo attraverso i suoi occhi, e non attraverso quelli di un uomo deluso e disilluso, egli si decide a salire a bordo di un tonno e a guadagnare il bagnasciuga.
Non ho fatto fatica a riconoscermi in Geppetto, e devo dirla tutta, in questo periodo pure io sto galleggiando nel ventre di una balena, senza troppa volontà di interagire con gli altri, e con la precisa intenzione di sporgere solo la testa, di tanto in tanto, attraverso la bocca del mostro marino, per mandare qualcuno al diavolo. E' sicuramente un periodo strano, ma è dura realizzare che i conti oramai non tornano più, e hai voglia ad usare algoritmi diversi che tanto il risultato è sempre quello. Credevi che una cosa fosse così, e invece no. Allora, tanto vale starsene accovacciati in un qualsivoglia anfratto a masturbarsi, o a spararsi qualcosa in vena, piuttosto che avere fede nelle persone, alle quali per giunta non ci chiedi nulla in cambio, e manco va bene, quasi ti fanno un favore a farti compagnia o anche a mandarti a fare in culo. Io non lo so, anzi in questo periodo non so più niente, e ho perso tutti questi anni senza manco qualcuno per cui valesse la pena prendere un passaggio dal tonno.

martedì 22 aprile 2008

Un altro giro di valzer

Ora che e' sera, riesco a raccogliere la testa tra le mani, ed udire il rumore del tuo amore che, inesorabile, respinge il mio. Non ci siamo mai conosciuti cosi' profondamente come in questo momento di duello a chi odia di piu'. Sul pavimento il rumore delle gocce del tuo piacere, e io che sto a guardarle stillarsi una dopo l'altra. Un peccato non raccoglierle, ancora piu' grave non esserne l'artefice. Tu balli da sola, nonostante me, ingenuo ed inutile cavaliere, anzi scudiero delle tue ansie e delle tue paure. Ti stendi tra la coltre di un mattino nebbioso, e io, impaziente del giorno che sara', mi allontano in attesa di un altro giro di valzer.

domenica 20 aprile 2008

Input: Gregory Corso


Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, Il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato

...quando dicevo a mio padre che desideravo moltissimo scrivere, lui diceva che non c'era posto a questo mondo per uno scrittore poeta. Ma la prigione era diversa, c'era posto per uno scrittore poeta...

Mi capitò in gioventù, a 12 anni in riformatorio...ci rimasi cinque mesi niente aria, niete latte e la maggioranza erano negri e odiavano i bianchi approfittando terribilmente di me...ed io ero veramente come un angelo allora perché quando mi picchiavano e mi buttavano piscia nella cella, il giorno dopo venivo fuori e gli raccontavo il mio bel sogno di una ragazza che volava e scendeva davanti a un pozzo profondo e si metteva a guardare...

Uscii di prigione amando i miei simili perché tutti quelli che incontrai là dentro erano fieri e tristi e belli e perduti, perduti...

Al mio diciassettesimo anno quando rubai e presi i tre anni alla prigione di Clinton dove un vecchio passò I fratelli Karamazov, Les Miserables, Il rosso e il nero e così imparai e fui libero di pensare e sentire e scrivere.

mercoledì 9 aprile 2008

Il gatto blu

Oggi Nicola ha visto un gatto blu attraversargli la strada. Nicola stava tornando a casa dall'asilo, e già me lo vedo mentre, sul suo bel tavolinetto di legno, mette ordine tra i suoi chiodini, tra le sue costruzioni, tra i suoi mocci fatti con il pongo, che una volta un fisioterapista mi prescrisse per farci gli esercizi per riparare un dito mezzo storto. Nicola è un bambino silenzioso, a lui piace starsene in disparte, procedere lentamente tra un ricamo con i chiodi fatti di plastica, e un morso alla merendina che la madre, Debora si chiama, gli prepara la mattina. A Nicola sarebbe piaciuto certamente un uccellino che una mia amica carissima ci aveva sulla scrivania, Oronso l'aveva chiamato, e io la sfottevo che quel pennuto, in realtà era un porco. Si gli sarebbe veramente piaciuto, ne sono convinto. Ma sta storia del gatto blu, a me mi ha fatto troppo pariare, anche perchè lui chiedeva al padre se avesse visto sto caspita di animale, e il babbo diceva che proprio niente era passato per davanti alla loro di macchina. Io ci ho sempre creduto che gli animali e i bambini vedono cose che gli altri cristiani non riescono a vedere, e la cosa brutta, per i bimbi, è che nessuno gli crede, nemmanco la madre ed il padre. Ma io a sto fatto del gatto blu ci voglio proprio credere, cazzo!!! Ho creduto a tante cose in vita mia. Ho creduto nel comunismo, ho creduto che una, dico una donna almeno, si fosse potuta innamorare di me o al massimo destare in ella un interesse minimale, ho creduto che la Salernitana potesse andare in coppa Uefa, e che sti conti maledetti che faccio servano pur a qualcosa, oltre che, di tanto in tanto, a farmi campare. E mo che a ste cose non ci credo più, mo che mi son convinto che siamo tanto avidi e stronzi che il comunismo nun se po fà, che mi so fatto una ragione che nessuna mai me se piglierà, e che al massimo per le donne posso essere un fottuto confessore, che al massimo al massimo potremmo fare una serie B onesta, e che i cavaiuoli sono uguali a noi, non mi resta che affacciarmi dal finestrino e cercare di vedere il gatto blu di Nicola.

mercoledì 2 aprile 2008

Scintille

Come i sassi consumati dal mare, come il fiume che scava nelle viscere della Terra, come un canto di gabbiano che dall'alto vede solo cumuli di macerie. Tutto cancellato in un sol colpo, tutto il vino bevuto d'un sol fiato, senza respirare. Quello che era parola, ora nel vento fa compagnia alle note suonate dagli strumenti della banda che passa, agli accordi di una chitarra diffusi tutt'intorno, ai lapilli di fuoco e di lava che da cenere si fanno atmosfera. Restiamo seduti sul bordo della strada con le mani sulle ginocchia, lo sguardo rivolto verso il futuro che aspettavamo, verso quel sole dell'avvenire oramai divenuto una stella fredda di cartapesta. La croce che la traccino mani innocenti e grondanti speranza, che' la tua e' la piu' pesante di tutte, e, miserabile, io non riesco ad alleviarne il peso, ieri, oggi, domani, cosi' insostenibile dalle tue piccole spalle. Una macchina parcheggia proprio qui sotto, il rumore del motore fa vibrare i vetri di questa stanza presa a nolo, e nel dolo anneghiamo mentre fuori la notte promette scintille, fuochi fatui che si accendono tra le lastre dell'alba appena scoppiata tra le tue labbra, tu che non me lo vuoi dire, io che non te lo so chiedere.