mercoledì 2 aprile 2008

Scintille

Come i sassi consumati dal mare, come il fiume che scava nelle viscere della Terra, come un canto di gabbiano che dall'alto vede solo cumuli di macerie. Tutto cancellato in un sol colpo, tutto il vino bevuto d'un sol fiato, senza respirare. Quello che era parola, ora nel vento fa compagnia alle note suonate dagli strumenti della banda che passa, agli accordi di una chitarra diffusi tutt'intorno, ai lapilli di fuoco e di lava che da cenere si fanno atmosfera. Restiamo seduti sul bordo della strada con le mani sulle ginocchia, lo sguardo rivolto verso il futuro che aspettavamo, verso quel sole dell'avvenire oramai divenuto una stella fredda di cartapesta. La croce che la traccino mani innocenti e grondanti speranza, che' la tua e' la piu' pesante di tutte, e, miserabile, io non riesco ad alleviarne il peso, ieri, oggi, domani, cosi' insostenibile dalle tue piccole spalle. Una macchina parcheggia proprio qui sotto, il rumore del motore fa vibrare i vetri di questa stanza presa a nolo, e nel dolo anneghiamo mentre fuori la notte promette scintille, fuochi fatui che si accendono tra le lastre dell'alba appena scoppiata tra le tue labbra, tu che non me lo vuoi dire, io che non te lo so chiedere.

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