venerdì 6 giugno 2008

Prodotto scalare

Ti chiederei di fare più piano, se solo potessi farlo. Le mie corde vocali, aste rigide inchiodate a due punti fissi, non vibrano più. In questa quiete, solo il bagliore degli occhi lucenti, la unica cosa che mi rimane di me, ai margini di uno schermo piatto di enne pollici. Non scambiarlo per pianto, questo luccichio, ti prego; è un rimandare, un invertire il moto, dalla laringe alle pupille, dalle pupille alla laringe, ma seguendo sempre traiettorie diverse, facendo dispetto alla pigrizia cosmica. Basta, luce flebile, Ancora, due brillanti negli occhi, e via dicendo, chissà come si farà con il brillio degli occhi via dicendo. Qualcuno me lo insegnerà. Vedremo.

Ma adesso piango, te ne sei accorta, il fatto è che non esistono solo i numeri naturali, il fatto è che non esistono solo i numeri positivi, è possibile contare anche sotto zero, come quando fa freddo, ma se poi uso il grado Kelvin, non posso andare sotto zero, e non fa più tanto freddo. Il tempo immaginario è come una temperatura, faccio finta di stare al sole immaginando di averci un orologio.
E vi cancello tutti, nel mio mondo che ci ha il prodotto scalare zero con le vostre menate di gente per bene. Non più mondi paralleli, solo proiezioni nulle.

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