domenica 17 agosto 2008

Brevi scuse senza alibi

Non c'è scusa che tenga. In chiesa è difficile entrare. E' come un banco di nebbia dove si offusca la mente e la via d'uscita è la porta di una stanza dalla quale arriva un rimbombo di bassi e contralti ed al di là della quale trovo...

Mi alzo alle 8, un caffè. Alle 8 e 45 sono già in strada a fare jogging. alle 9 e 30 sono rientrato ed alle 10 e 45 ho acceso già la prima sigaretta. La connessione col cellulare è lenta: apre le pagine riga per riga, foto per foto ed io ho il tempo di leggere le notizie di yahoo senza fretta. Noto, osservo: non schizzo col mouse. La lentezza: una qualità che riscopri nel disagio.
Non c'è scusa che tenga...sono innamorato della solitudine e dell'introspezione, ma soprattutto del giusto viaggio e della riscoperta.

"E domenica...che facciamo!?"
"Niente, tu vai se vuoi"
"E tu che fai qui da solo?"
"Non so, non mi pesa. Potrei stendere i panni ad asciugare oppure trivellare il mio io in mutevoli essere"
"Tutt'al più potresti studiare o lavorare..."
"Sì, mi ritroverei nel mio essere più giusto"
"Che cosa pensi del giorno?"
"Che è opposto alla notte: inutilità e giudizio contro sogno e creazione di mondi"
"E della tecnologia? Cosa pensi?"
"Che è uguale alla pedofilia: feticcio ad alto rischio, illusione di liberazione"
"E che cosa pensi di me?"
"Nulla. Penso che ti amo, come amo il mondo e la vita, l'ossigeno e ogni tipo di viaggio che sussiste nella chimica. Tu per me sei la mia migliore chimica."
"Pensi a quello che dici, qualche volta?"
"Sì, ma più spesso dico quello che vivo (pensare mi è diventato angusto!)"

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