sabato 16 agosto 2008

Sciamu a ballare

L'umidità si appiccica sulla pelle. E' solo condensazione, mi diceva Giada.
Cammino radente i muri. Il catrame emette. E pure il cemento di cui son fatti tutti questi palazzi cresciuti in maniera esplosiva, edera sulle colline di questa città. Il corpo nero, ecco. L'ho studiato molti anni fa. Erano belle quelle lezioni all'università. Giada mi domandava dove mi sarei seduto. Puntualmente, me la ritrovavo alle mie spalle o seduta di fianco a me. Una trasparenza dietro l'altra e pareva che comprendessimo come funzionavano veramente il mondo e la natura. Le leggi ci sono, basta applicarle così; questo Giada mi scriveva sul blocco degli appunti parafrasando una canzone dei Diaframma.

A questo punto della storia e in mezzo a tutte queste correnti di neutrini, a me poco interessa di capire quale sia la ragione che spinge la gente ad essere così odiosa. Lasciatemi da solo con la matita in pugno, appena temperata. Quando sarò stanco di scarabocchiare i miei fogli potrò conficcarmela nel ventre e fare fuoriuscire tutto il veleno che ho in corpo. Ne trarrò forze nuove e fresche per ricominciare a sputarvi in faccia. Il vostro disprezzo, la vostra indifferenza, le vostre case comperate a mutui che come malattie vi gettate addosso, saranno per me energia vitale; incontrandoti nei vicoli dei mercanti, avrò di nuovo il coraggio di invitarti a ballare.

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