sabato 13 settembre 2008

Il ritornello

Due sere fa ho ripreso in mano certe letture. Un ritornello di questi anni è appunto il desiderio di gettarmi dentro le pagine de' La quarta via di PD Ouspensky, un libro scritto per pubblicare i esperienze e gli studi dell'autore con GI Gurdjeff. Letture come queste, direi avvolgenti, mi aiutano a riprendere le fila del discorso o meglio concretamente a riprendere a leggere ed a studiare. Ogni volta che lo riprendo in mano mi capita, ciclicamente, di apprezzare sempre di più, sempre una tacchetta in più, la bontà di certe idee. Una di queste, la prima e più importante, esposte nel libro è "ricordarsi di sé". Non è un concetto facile da estrapolare dal contesto, seppur semplice in sé, della scrittura di Ouspensky che può essere un po' catalogata (almeno così tante volte mi è stato detto in quanto non sono e non mi ritengo un esperto di questo settore che viene generalmente chiamato esoterico) come una lettura pedagogica fino all'ipnotismo che io amo definire di "deprogrammazione" (debunking!).
Una volta parlando con un amico (un vecchio e buon amico, allora) gli posi il problema se questo libro così come Frammenti di un insegnamento sconosciuto (sempre di Ouspensky, praticamente nel secondo uscito per la stessa collana della casa editrice Astrolabio) non si potesse catalogare come PNL. Lui mi disse assolutamente no, "perché - diceva - la pnl tende a crearti intorno una realtà che al di fuori di quel cerchio non puoi riscontrare" e che viene clamorosamente meno. Questo lui la identificava come un limite della pnl e, d'altro canto, come la grandezza della scrittura di Ouspensky (della "parola" di Gurdjeff).
II ricordarsi di sé...una cosa interessante! Nel libro viene detto da Ouspensky: "Ho cercato per molti anni di spiegare i fenomeni della psicologia supernormale, poi ho capito che non potevo studiare questa materia nel mio stato di coscienza normale". E poi ancora: "Non capisco proprio come possa essere sfuggito alla psicologia occidentale l'idea del ricordarsi di sé".
Vuol dire essere presenti in quel momento, osservarsi senza giudizio, senza capire e dedurre nulla: iniziare a trovarsi semplicemente nella "realtà". Questo perché secondo lo studioso che riporta gli insegnamenti di questo controverso personaggio che è stato Gurdjeff l'uomo vive in una specie di stato di trans quando è sveglio dettato in gran parte dall'immaginazione e dalle false idee che ha su di sè, oltre che dalle emozioni negative che a loro volta creano quelle immagini che gli impediscono di rendersi conto di "esserci".
Mi sembra sempre più interessante, con l'andare avanti negli anni questo tipo di approccio a quello che si può considerare uno "studio del sé". Un po' quello che fanno gli psichiatri e psicologi. Una sorta di autoanalisi davanti alla quale ti mettono testi come questo che ti evita lo psichiatra ed il suo lettino oltre che ad insegnarti un sacco di trucchi interessanti per capire meglio (e soprattutto ti danno un punto di vista nuovo e per molti versi sconvolgente!) il mondo che ci circonda senza pregiudizi, sperimentandolo. Una bella pretesa!... Ma assolutamente un viaggio nell'iperspazio della conoscenza: unico, da provare. L'unica cosa da evitare con tali tipi di letture sarebbe quello di farne una "bibbia" perché per quella ognuno ha la sua...Mentre per quello che riguarda l'insegnamento di Ouspensky egli dice proprio così: "Non dovete credermi, anzi, con questo modo di conoscere voi stessi imparerete a non credere in nulla; ma a sperimentare tutto"(!).