domenica 23 novembre 2008

Al giusto ritmo


Ogni tanto vado sul sito di Roberto Carvelli. Roberto è uno scrittore, il direttore di una testata giornalistica che ignoro.
Ho conosciuto Roberto di persona in redazione, dove quel giorno iniziò la collaborazione per F. con Blue e la redazione di un libro sulle elezioni. Poi l’ho rincontrato un giorno a Roma quando ero di passaggio. Con lui fu un incontro fugace, un caffè in un bar vicino dove lui lavorava. Lo contattai per telefono, lui mi diede appuntamento in un bar dove lo attesi per diversi minuti. Si presentò a me con l’aria un po’ spaesata ma sicura del “direttore”, dell’uomo impegnato per qualcosa di importante. Non so se quello che fa di professione Roberto sia importante o meno, ma la sua vita di scrittore lo è. Il suo blog è molto bello, elegante e pieno di contenuti originali. Dimostra la sua grande sensibilità letteraria ed esistenziale che io credo fatichi ad esprimersi in pieno per qualche complicato motivo che nessuno, forse saprà mai. Lo capisco, lo capisco bene…Ho sempre creduto di capire questa persona fin dal primo momento che l’ho incontrato. Ogni tanto gli invio delle cose che scrivo, ma lui non risponde mai. Preferisco pensare che non si ricorda di me, che è impegnato. La cosa mi interessa poco. Io lo conosco.
Per la serie “Scrittori”, quel giorno al nostro incontro in quel bar, mi diede una serie di idee da proporre a F. per un libro, io pensavo che ne aveva di fantasia per credere che io mi sarei fatto avanti con una simile ipotesi. Eppure lui credeva in me ed in quello che potevo dare. Evidentemente rivedeva se stesso qualche anno fa, quando ancora non era uno scrittore, non era un direttore e cercava la prima pubblicazione.
Nell’ultimo post di Roberto, dal titolo molto carino “Non morire prima di morire”, leggo:
“Ci sono scrittori con il cuore che ancora batte ma aritmico, sotto incubatrici adulte che li tengono in una vita artificiale”. Credo che le idee che Roberto esprime in questo blog sono a tratti geniali. Oh! Se solo riuscisse a tenerle in vita per più di un giorno, se solo riuscisse a dare seguito e crescita a questi meravigliosi embrioni. Mi ricordo che una volta mi disse che leggeva come un pazzo. Ci credo, perché nelle sue parole c’è un vissuto letterario che riesce a mantenere aperta la sua prospettiva più infantile e sognatrice. Contrariamente a quello che succede spesso a me, che del vissuto della strada faccio la mia bandiera: esperienze che ti danno tanto nel momento in cui le fai ma che poi finiscono per svuotarti dentro.
Ci vorrebbe una giusta alternanza, per uno scrittore, o anche solamente per un uomo che voglia restare in vita al giusto ritmo.