martedì 16 dicembre 2008

L'agnello cattivo di K. Lange-Muller

Harry e Sonja si conoscono in una Berlino ancora divisa dal Muro che separa capitalismo e comunismo. Tra loro nasce un rapporto d'amore tenero e libero, fatto di gelosia ma anche di spazi e libertà. Proprio come la Berlino di quegli anni, descritta nelle strade e nelle piazze come se i dettagli scrupolosi dell'autrice volessero mostrare un percorso di vita più che uno spazio urbano. Un percorso tortuoso quello di Katja Lange-Muller, berlinese di nascita, reazionaria fin dalla scuola da dove viene espulsa giovanissima, giornalista nella stessa capitale tedesca, poi studentessa a Lipsia e operaia in Mongolia.
Quella che descrive l'autrice berlinese è il suo universo cognitivo di spazio e di sentimenti. L'amore che prova per Harry può essere considerato simile a quello che prova per la sua Berlino: contraddittorio e contrastante con la sua realtà idealizzata, ma profondo e radicale; tanto da rimanere vicino a lui fino alla morte che arriva dopo una lunga agonia in un centro di malati di Aids; tanto da ritornare a Berlino dopo una lunga permanenza in Svizzera, quando la sua vita poteva prendere un'altra piega.
Quello che viene raccontato in questo romanzo è un amore tenero, al limite dell'infantile, tra due adulti navigati: l'uno nell'esperienza dell'eroina, l'altra da storie d'amore soffocanti e da dimenticare.
Una storia che spicca più che per la descrizione in prima persona dell'autrice che spesso diventa epistolare, come una lettera mai scritta al suo Harry, come un racconto fatto al suo spirito. Ciò che è interessante è il doppio piano narrativo, la scrittura di Sonja-Katja accorata, oggettiva, incombente e le frasi prese dal diario di Harry dove lei si lamenta di non comparire mai, come se non avesse fatto parte della sua vita intima, ma che hanno una grande efficacia narrativa, quasi poetica. Un estratto del diario di Harry vale la pena di riportarlo:

"A far bene i conti, ci dividiamo in quattro categorie: i buoni buoni, i cattivi cattivi, i buoni cattivi e i cattivi buoni. I buoni buoni e i cattivi cattivi rimangono sempre uguali a se stessi, sono rari ma noiosi. Lo stesso vale per i buoni cattivi: per un po' fanno i bravi bambini, figli di genitori modello, con casetta e giardino; poi però crescono e vogliono anche loro le casette e i giardini, e fanno di tutto per ottenere ciò che credono spetti loro di diritto. Gli unici che contano sono i cattivi buoni, che pescano il due di picche il giorno stesso in cui vengono al mondo, e imparano come i cattivi cattivi a mentire e imbrogliare e picchiare e rubare finché si beccano un paio d'anni e finiscono col culo a terra, o a volte sotto le sottane di qualche religione o ideologia. A quel punto non fanno più male a nessuno, solo a loro stessi, per paura di venire puniti e diventare recidivi, ovvero cattivi cattivi, per il resto della loro vita, sempre e comunque dietro le sbarre."

Disgraziato!

lunedì 8 dicembre 2008

Tiziano Ferro

Blu in Berlin

Questa è l'opera di Blu, un writer o un gruppo di lavoro artistico, chi può dirlo...

Questo l'artista lo lascia quasi alla fantasia dell'osservatore. Non ci aiuta, non ci vuole aiutare. Di certo nella sua biografia nel bookshop del sito http://www.blublu.org/, dove c'è scritto "lui, veramente...veramente ama disegnare sui muri e mangiare molto poco." Tutto qua! Nessun curriculum, anche perché non si riuscirebbe ad immaginare uno che affitta (o si fa prestare da un amico? Oppure la ruba per una notte ad una ditta di costruzioni?) una gru passando la notte a dipingere sui muri dei palazzoni della capitale tedesca e poi affannarsi a spiegare chi è e da dove viene. Magari il suo curriculum l'ha già scritto e presentato ad una agenzia di lavoro interinale oppure è un'impiegato di una società di webmarketing che la mattina si ingiacca e sbarba mettendosi un po' di contorno occhi per nascondere le occhiaie della notte insonne passata a spalmare i suoi colori sulle grigie pareti dei muri berlinesi. In fondo non importa. La migliore presentazione è quello che fa, per cui vive, forse non quello "con cui vive".

Un video linkato dal sito http://www.rassegna.it/, un sito d'informazione molto interessante che ha una finestra aperta sulla capitale della Germania. Articoli come Italiani a Berlino al centro del mondo (qui), una rassegna degli italiani emigrati a Berlino dagli anni '70 ad oggi. Testimonianze che vanno da Ciro il parrucchiere originario di Salerno, a Filippo, regista e scenografo, che hanno scelto Berlino come città per vivere la loro voglia di multiculturalismo. Una emigrazione che nasce spesso per esigenza economica ma che con gli anni diventa anche voglia di conoscenza. Una emigrazione che cambia nel tempo e che vede oggi nella possibilità di integrazione europea un modo di vivere il multikulti della capitale che per anni è stata al centro del mondo per i suoi risvolti politici.

Proprio come racconta il film Goodbye Lenin di Wolfgang Becker, Berlino rappresenta oggi ancora una realtà contaminata e toccata da tante culture diverse, avvinghiata dal capitalismo post-cadutadelmuro ma ancora affascinata da un'idea socialista che nella storia dell'est ancora sembra tangibile dalle cronache attuali e che in questa fase storica caratterizzata dai tanti flussi migratori probabilmente ha saputo incanalarsi in un multiculturalismo dai risvolti più creativi.