domenica 17 agosto 2008

Addavenì Baffone

Ieri pomeriggio ho rivisto "Caro Diario" di Nanni Moretti. Non vengo qui a fare una recensione o qualcosa così. Guardando le sequenze del film, ascoltando le battute scritte e recitate da Moretti, mi è venuta in mente una canzone di Vasco Rossi, "Senza Parole", quella che hanno usato pure per uno spot pubblicitario della Fiat. E' una delle mie canzoni preferite, e ad un certo punto dice così:

...
e ho capito che è una malattia
dalla quale non si può guarire mai

...

Eh, si dalla quale non si può guarire mai. Non c'è niente che possa disintossicarmi, non c'è niente che mi possa cambiare. Non mi importa una sega che il muro è caduto; non mi frega un cazzo che le coop rosse hanno mangiato con gli appalti truccati e il PCI si è nutrito con le tangenti dell'ENI; non mi interessa che Stalin purgava gli oppositori politici, lo farei pure io se è per questo, se si deve fare la rivoluzione mica la fai distribuendo confetti all'uscita dalla chiesa, questo potrebbe andare bene per un matrimonio, ma per fare il socialismo proprio no.
E allora affanculo tutto e tutti. Addavenì Baffone.

Brevi scuse senza alibi

Non c'è scusa che tenga. In chiesa è difficile entrare. E' come un banco di nebbia dove si offusca la mente e la via d'uscita è la porta di una stanza dalla quale arriva un rimbombo di bassi e contralti ed al di là della quale trovo...

Mi alzo alle 8, un caffè. Alle 8 e 45 sono già in strada a fare jogging. alle 9 e 30 sono rientrato ed alle 10 e 45 ho acceso già la prima sigaretta. La connessione col cellulare è lenta: apre le pagine riga per riga, foto per foto ed io ho il tempo di leggere le notizie di yahoo senza fretta. Noto, osservo: non schizzo col mouse. La lentezza: una qualità che riscopri nel disagio.
Non c'è scusa che tenga...sono innamorato della solitudine e dell'introspezione, ma soprattutto del giusto viaggio e della riscoperta.

"E domenica...che facciamo!?"
"Niente, tu vai se vuoi"
"E tu che fai qui da solo?"
"Non so, non mi pesa. Potrei stendere i panni ad asciugare oppure trivellare il mio io in mutevoli essere"
"Tutt'al più potresti studiare o lavorare..."
"Sì, mi ritroverei nel mio essere più giusto"
"Che cosa pensi del giorno?"
"Che è opposto alla notte: inutilità e giudizio contro sogno e creazione di mondi"
"E della tecnologia? Cosa pensi?"
"Che è uguale alla pedofilia: feticcio ad alto rischio, illusione di liberazione"
"E che cosa pensi di me?"
"Nulla. Penso che ti amo, come amo il mondo e la vita, l'ossigeno e ogni tipo di viaggio che sussiste nella chimica. Tu per me sei la mia migliore chimica."
"Pensi a quello che dici, qualche volta?"
"Sì, ma più spesso dico quello che vivo (pensare mi è diventato angusto!)"