martedì 7 aprile 2009

Terremoto a L'aquila previsto e prevedibile

Il ricercatore, inventore di un sistema per prevedere i terremoti,
nei giorni scorsi era stato accusato dalla magistratura di procurato allarme


"Qualcuno deve chiedermi scusa"
Lo sfogo di Giampaolo Giuliani

di FEDERICA CRAVERO

TORINO - "Ci sono persone che devono chiedermi scusa e che avranno sulla coscienza il peso di quello che è accaduto". È arrabbiato, distrutto, Giampaolo Giuliani, il ricercatore che ha messo a punto un sistema in grado di prevedere i terremoti. Nei giorni scorsi lo strumento da lui creato aveva rilevato la presenza massiccia di precursori dei terremoti nella zona di Sulmona, attraverso i livelli di radon liberati dalla terra. Poi il sisma non era avvenuto e lui era stato denunciato per procurato allarme. Ma le sue previsioni, evidentemente, non erano errate, ma soltanto anticipate.

Cosa ha pensato quando ha visto che il suo allarme non era ingiustificato?
"Questa notte non sapevo più a chi rivolgermi, vedevo la situazione che stava precipitando e io non potevo fare nulla perché ho ricevuto un avviso di garanzia per aver detto che ci sarebbe stato un terremoto".

Lei vive all'Aquila, come ha vissuto il sisma?
"Qui ci sono dei morti, cinquantamila persone senzatetto, una situazione drammatica, nemmeno durante i bombardamenti in guerra si vedevano cose del genere. Vedevamo le case muoversi, una sensazione tremenda, anche se per me si aggiungeva la rabbia ".

Lei è stato anche messo in ridicolo per la sua previsione. Come si sente adesso?
"Di me sono state dette delle cose tremende. Mi hanno dato dell'imbecille, perché i terremoti non si possono prevedere. Ma era una situazione creata ad arte. Io adesso non ce la faccio nemmeno a parlare, la situazione è troppo grave. Ma adesso c'è gente che mi deve chiedere scusa".

A chi si riferisce?
"Al capo della protezione civile Guido Bertolaso: andate a leggere cosa ha dichiarato di me. E poi parlo del sindaco di Sulmona e dell'assessore alla protezione civile. Mi devono chiedere scusa sulle pagine dei giornali nazionali. Queste persone portano sulla coscienza un peso enorme".

Fonte: Repubblica.it

lunedì 6 aprile 2009

Disgregazione collettiva


Anche il terremoto diventa spettacolo quando passa dall'ipocentro, all'epicentro e poi nel media. Per la serie: "Segui il terremoto in diretta tv", "Guarda le foto pubblicate da chi lo ha vissuto". Ed allora un braccio che esce dalle macerie ed un cadavere portato via in barella diventano i maggiori attrattori dei siti web e catalizzatori di spot pubblicitari per trasmissioni televisive e radiofoniche.
Notizie come "Quattro bambini morti sotto le macerie" come se la morte dei bambini durante un crollo di una palazzina fosse più tragica di quella di un adulto.
Nella società dello spettacolo ogni dramma, in particolare la morte, diventa evento. E più l'evento è tragico e più diventa paradossale, perché tale è il tono con cui il media - soprattutto il media di internet dove la variabile velocità è in costante crescita minuto dopo minuto - riporta le notizie:
tragicità raccontata con quel sottile piacere di andare nel particolare macabro, un piacere travestito da dolore che proprio perché ripetuto e immortalato diventa perversione.
In questa realtà inventata dai media nulla ha più il suo senso originale: dolore, solidarietà, morte sono tutti impulsi meccanici di un'emozione obsoleta, ripetuta ogni giorno, stanca e che non riesce ad evadere dalle bolle di esistenza in cui viviamo la nostra onnipotente individualità e diventa l'attestazione di una disgregazione collettiva diffusa.