lunedì 6 aprile 2009

Disgregazione collettiva


Anche il terremoto diventa spettacolo quando passa dall'ipocentro, all'epicentro e poi nel media. Per la serie: "Segui il terremoto in diretta tv", "Guarda le foto pubblicate da chi lo ha vissuto". Ed allora un braccio che esce dalle macerie ed un cadavere portato via in barella diventano i maggiori attrattori dei siti web e catalizzatori di spot pubblicitari per trasmissioni televisive e radiofoniche.
Notizie come "Quattro bambini morti sotto le macerie" come se la morte dei bambini durante un crollo di una palazzina fosse più tragica di quella di un adulto.
Nella società dello spettacolo ogni dramma, in particolare la morte, diventa evento. E più l'evento è tragico e più diventa paradossale, perché tale è il tono con cui il media - soprattutto il media di internet dove la variabile velocità è in costante crescita minuto dopo minuto - riporta le notizie:
tragicità raccontata con quel sottile piacere di andare nel particolare macabro, un piacere travestito da dolore che proprio perché ripetuto e immortalato diventa perversione.
In questa realtà inventata dai media nulla ha più il suo senso originale: dolore, solidarietà, morte sono tutti impulsi meccanici di un'emozione obsoleta, ripetuta ogni giorno, stanca e che non riesce ad evadere dalle bolle di esistenza in cui viviamo la nostra onnipotente individualità e diventa l'attestazione di una disgregazione collettiva diffusa.