mercoledì 27 ottobre 2010

Luciano Chiarugi e la Fiorentina degli anni '70


Posto un'intervista di Giuseppe Pistilli, tratta dal Corriere dello sport del 25 marzo del 1971, ad un personaggio simbolo della storia della Fiorentina, di cui mi sto occupando in questi mesi. L'intervistato in questione è Luciano Chiarugi, attaccante, ex di Napoli, Milan e grande talento del calcio italiano della metà degli anni '60. Quel che più colpisce di questa intervista è la spontaneità del calciatore e l'accoratezza del giornalista che lo inquadra benissimo esponendo al lettore il suo punto di vista con grande immediatezza. Un pezzo direi interessante per chi vuol capire il mondo del calcio anche dal di fuori. Un tipo di comunicazione che oggi sarebbe pressoché impossibile, visti i tanti interessi economici che girano nel mondo del calcio e l'assoluto tacere dei calciatori ormai zittiti da procuratori, società ed oscillazioni della borsa.
Montecatini, 24 ottobre.
Cosa inventeranno, ora che il Baglini non è più presidente? Che il Chiarugi gioca perché è raccomandato da un ministro? Ironizza sul suo singolare destino, il Chiarugi di Ponsacco, ed ironizzare gli deve costar fatica.
Non fosse maturato, chissà quante ne avrebbe pensate con quella sua testolina balzana. Ma anche lui hai i suoi ventiquattro anni, non è più il barboncino capriccioso di una volta, ha messo su famiglia, le stagioni memorabili delle baldorie si allontanano malinconimente. Del Chiarugi prima maniera, del Chiarugi cavallo matto sono ancora vive le piccole, innocenti, accettabili manie del giovanotto che sta in quattrini: il gusto eccentrico nel vestire, l'amore per la fuorisere da duecentrotrenta all'ora. poi cosa altro? Anche nel parlare, il Chiarugi è diventato un ometto serio, a modino; che ci sta attento, diamine, a quel che dice. 
Firenze ed i fiorentini non gli vogliono più bene, lui lo sa e crede di sapere anche perché.
Quando le cose non van male, ed ora è un pezzo che van male, sono sempre io, il Chiarugi, a pagare per tutti, a beccar fischi ed insulti. Perché? Perché mi hanno appiccicato addosso una butta etichetta, ed ora sono sistemato per le feste: il Chiarugi è egoista, il Chiarugi è polemico, al Chiarugi non gli sta bene nulla, il Chiarugi di qua, il Chiarugi di là ed eccomi sprofondato in questa situazione balorda, che se sbaglio un pallone vien giù il mondo.
Forse esagera, forse la verità non è proprio la sua, sicuramente anche lui ha commesso lo stupido errore di considerarsi arrivato quanto ancora lievitava, probabilmente non gli ha giovato la protezione di Baglini che per lui stravede. Tanti fattori hanno provocato la trasformazione dell'irrestistibile campioncino di due anni fa in un giocatore sbiadito, né carne né pesce.
Cosa mi è successo? Mah! Ne sono capitate troppe, sia a me che alla fiorentina, per poter dare una risposta precisa. Qualcuno insinua che la causa della mia crisi sia il matrimonio. Quando sento 'ste corbellerie, mi sembra d'impazzire. Ma come? Prima tutti mi dicevano sposati Luciano, sposati che così ti calmi, ed ora che mi son sposato tutti sostengono che il matrimonio mi ha scombussolato! Io non ci capisco nulla. O cosa devo fare, allora? Poi, c'è un'altra storiella che mi riguarda: il Chiarugi l'è grasso come un tordo. Sì, certo, mi sono irrobustito, non son più un frillo, ma settantun chili pesavo l'anno scorso  e settantuno ne peso quest'anno.
A ridurre il suo rendimento, a troncarne l'ascesa hanno contribuito in misura determinante due incidenti che l'anno costretto a lunghi periodi di inattività. Obiettivamente, bisogna concedergli questa attenuante.


In estate sono partito forte. Volavo. In Coppa Italia ho infilato una serie di belle partite. Poi, trac, mi s'inceppa il ginocchio. Quanto torno in squadra, soffia già un ventaggio infido. Piano piano mi riprendo ed infatti segno due gol al Foggia. Siamo lì per lì per risollevarci, ma dopo la vittoria sul Foggia, viene la Lazio: la Fiorentina ci rimette un punto ed io una caviglia. E' stato un infortunio doloroso, dalle conseguenze gravi. Soltanto adesso sto guarendo completamente. Insomma, non soltanto per la Fiorentina, ma anche per me è stata una stagione maledetta.
E passiamo ad un altro capitolo: il nervosismo, l'ansia, la paura che hanno attanagliato la Fiorentina. 
Siamo caduti nel caos senza nemmeno rendercene conto. Ci sarebbe bastato vincere un paio di parite nella fase che ha preceeuto il collasso per risalire la corrente e non correre più rischi. Invece, all'improvviso, ci siamo trovati con l'acqua alla gola ed abbiamo scoperto con terrore di non saper più nuotare. Ognuno di noi ha cominciato a dubitare di se stesso, tutti ci siamo demoralilzzati e non siamo più riusciti a placarci. Può immaginare con quale stato d'animo scendiamo in campo.
A Firenze si parla, abbastanza apertamente, della sua rivalità con Vitali, il centravanti costato settecento milioni, l'oggetto misterioso della fallimentare campagna acquisti di Baglini. C'è anche chi prospetta un'ipotesi maligna: Chiarugi avrebbe boicottato Vitali per far largo al nipotino Macchi. 
Luciano Chiarugi che parla con Nereo Rocco, alla fine del primo tempo di una gara con il Milan. Notate la sua spontaneità nel rapportarsi all'allenatore davanti al fotografo e come, invece, il grande Rocco si metta in posa davanti alla macchina fotografica.
Da quando sono a Firenze, non so più quanti nemici abbia avuto, non ricordo più quante discordie mi abbiano diviso dai compagni di squadra. Prima non andavo daccordo con Cosma, poi litigavo con Chiappella, poi guardavao storto Pesaola ma per fortuna ero il pupillo di Baglini, ora ci sono Vitali e Pugliese, sì, anche Publiese, con il quale sarei ai ferri corti. Ma non è tutto! Io sarei geloso perfino di Macchi cioè di questo mi' nipote per il quale farei la forca a Vitali. Mah! Io, Vitali l'ho sempre aiutato; io e gli altri anziani della Fiorentina. Purtroppo, anche lui he aha passate di tutti i colori. E' giunto ad Acquapendente in ritardo, quando noi eravamo già avanti con la preparazione. Ha dovuto allenarsi da solo, forse ha cercato di forzare, chissà. Noi superammo il primo turno di Coppa Italia senza di lui, e ci illudemo che con il suo innnesto avremmo compiuto progressi. Facevamo molto affidamento sui suoi gol. Vitali giocò un'amichevole a Cesena, poi si fece male e per lui, povero ragazzo, è cominiciato il calvario. Quando è rientrato non ha potuto ambientarsi: la squadra ormai stava affondando e siamo stati risucchiati tutti nel gorgo
La parentela con Macchi è diventata un peso per Chiarugi.
Ma cosa dovrei fare, io? Ignorarlo? Siamo parenti, io sono lo zio, sia pure uno zio che ha soli quattro anni più del nipote. Se si va in ritiro, non è giusto, non è comprensibile che lui ed io si stia insieme e si dorma nella stessa camera? A firenze, no; a Firenze, ognuno per i fatti suoi, ci vediamo allo stadio, ci alleniamo, poi ciao ed è finita lì
Si ha l'impressione che Chiarugi sia stanco di Firenze, che vorrebbe cambiare aria. Sarebbe un bene, forse, sia per lui che per la Fiorentina. 
Non per far la vittima o per soffiar sul fuoco, ma proprio per dire come stanno le cose. Scansafatiche non sono ed attaccabrighe nemmeno. Gioco male, mi sbattono fuori ed io zitto. Ma, tieni oggi, tieni domani, una volta devi pur difenderti. Io sono un professionista ed ho i miei interessi da salvaguardare. Non è possibile che giochi male sempre e soltanto io che rappresento un undicesimo della squadra. E' troppo facile scaricare tutte le responsabilità sulle spalle di una persona. Una squadra di calcio è formata da undici giocatori, ognuno dei quali condizione gli altri. Perché prendersela sistematicamente con Chiarugi? Sono cinque anni, ormai, che subisco. Io sono attaccato alla Fiorentina e non lo dico tanto per dire. Mi spiacerebbe lasciar Firenze, ma se la causa di tutti i mali sono io, mi mandino pure via, sarà meglio per tutti. E mi auguro di non essere frainteso: io non intendo tradire la Fiorentina.
E di non essere un traditore brucia dalla voglia di dimostrarlo. 
Ah se vincessimo a Bologna! Dobbiamo solo spezzare l'incantesimo e poi la salvezza sarà sicura. La sfortuna ci sta martoriando, visto domenica che razza di autogol ho fatto io? Il pallone mi ha sfiorato un calzettone. Proprio così, mi ha sfiorato un calzettone! Ma ora basta, una domenica felice dovrà spuntare anche per noi.

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