martedì 8 febbraio 2011

A cena con Faletti...

Non è simpatico a tutti ed all'inizio, sinceramente, non lo era neanche a me. Pensare a Giorgio Faletti come uno scrittore di successo, vedere il suo romanzo pubblicizzato su riviste e TV, toccava e intaccava pesantemente quel lato purista della mia anima con il quale valuto un'opera letteraria quando si presenta sul mercato. “Insomma – borbottava il mio ego grosso come una casa – neanche il grande Umberto Eco vende così tanto come quell'ex comico da strapazzo!”. E questo perché nessuno fino a qualche giorno fa almeno, aveva osato mettere nero su bianco delle perplessità che tutti avevano ed hanno su questo fenomeno letterario che non sembra volersi arrestare.
Poi è successa una cosa strana. Mister “Quattro Milioni”, in riferimento alle copie che ha raggiunto in termini di vendita, è andato ospite alle Invasioni Barbariche, intervistato da Daria Bignardi. Ho iniziato a guardare il programma con curiosità ed interesse per vedere quella tosta della Daria mettere sotto pressione il fenomeno emergente della letteratura italiana di genere.
Ma dopo aver visto l'intervista mi sono subito subito detto: “Con questo tipo ci andrei a cena!”. A convincermi che forse era il caso di tornare indietro nei miei pregiudizi è stato proprio il celato cinismo della Daria col quale ha portato avanti l'intervista. La Bignardi durante la trasmissione in diretta gli ricordava continuamente i suoi trascorsi da imitatore, inducendolo e quasi costringendolo a cimentarsi come cabarettista e buffone di corte davanti alle telecamere. E lui senza scomporsi, da vecchio marpione del cabaret, ha iniziato a ricordare i suoi esordi con piacere, quasi con gratitudine, arrivando a nominare ed a rendere omaggio a personaggi sconosciuti ed improbabili come il Bistecca (“L'ho inserito anche nel mio romanzo per rendergli memoria” ha poi detto) in ricordo delle sue prime apparizioni pubbliche alla corte del Drive In.
Finita la trasmissione vado a cercare un po' di informazioni e ricostruisco la sua storia.
Giorgio Faletti esordì nella trasmissione cult degli anni '80 di Ezio Greggio e Gianfranco D'Angelo, recitando i monologhi esilaranti, che oggi apparirebbero finanche grotteschi di Vito Catozzo un poliziotto di origine meridionale trapiantato a Milano, sposato con Derelitta una donna grassa, ma talmente grassa...e con il sospetto di avere un figlio “ricchione” al quale avrebbe sempre voluto far mangiare foulard, fermacapelli e reggicalze che gli vedeva in dosso. Erano gli esordi dell'artista a tutto tondo che sarebbe diventato poi Faletti che con una laurea in tasca iniziò come comico per poi dedicarsi negli anni '90 al mondo della musica ed arrivando a scrivere testi per artisti del calibro di Mina, Milva, Gigliola Cinguetti e Angelo Branduardi.
Nel 2002 arriva il successo letterario con Io uccido. Basta dire una cifra: 3.500.000 copie vendute. Il botto che forse nessuno si aspettava. Nasce così a 52 anni, sempre troppo tardi!, uno scrittore di successo, dal genere noir all'italiana che strizza l'occhio alla scuola americana e che oggi è uno dei più ricercati dai lettori nelle librerie. Poi guardo gli estratti dei suoi libri e do' un'occhiata alla trama del suo ultimo romanzo, Appunti di un venditore di donne, e mi sembra interessante.

Milano, fine anni '70. Una città dove si sente nell'aria la polvere da sparo esplosa da criminali a piede libero, mafiosi e terroristi e dove domina uno stile di vita dissoluto e godereccio. Bravo è un venditore di donne per l'alta società, escort come le chiameremo oggi, un magnaccia, come lui stesso lo definisce, un personaggio spregevole ma controverso, addirittura affascinante. Conduce la sua vita in perfetta sintonia con il clima di corruzione, sequestri e malaffare della città finché non incontra una donna che sembra risvegliare in lui sentimenti dimenticati. Ed invece è l'inizio di un incubo dal quale potrà svegliarsi contando solo su se stesso.
Quando mi alzo dal computer mi sembra di avere davanti il mondo della mia infanzia, raccontato da uno che avevo conosciuto come quello che mi faceva ridere e che oggi mi vorrebbe raccontare cosa c'era dietro quelle risate, di narrarmi quel buio che nascondeva l'altra faccia della Luna.

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