giovedì 20 ottobre 2011

Una gran voglia di indignarmi


L'attualità incalza tra le mille cose in cui sono impegnato in questi giorni.
Le cose passano ed i fatti della realtà sono sempre lì, vivi, a riprodursi nello schermo della tv, sul giornale che compro, continuamente intorno a me.
Del resto non posso fare a meno di pensare alla crisi economica che è scoppiata in Grecia, ai manifestanti che assediano il parlamento, all'odio e alla paura, che incalza, anche tra di noi in questi giorni. Tutti in attesa di ritrovarci in mutande, spennati dalle banche, dagli indici negativi, le triple AAA di Standar's e Poor e compagnia bella. Tutti, con la bava alla bocca per la precarietà in cui siamo costretti a vivere da anni.
Come si fa a non tenerne conto. Anche evitando di accendere la tv ho davanti a me il mio quotidiano di cronaca locale che fa anche la pagina del nazionale e mette in prima pagina la foto di quel ragazzo che lancia un estintore ad una camionetta corazzata della polizia. Ancora estintori, ancora polizia.
Non sono tanto lontani nella mia memoria i giorni in cui fu ucciso a sangue freddo Carlo Giuliani e in Italia sembra che nessuno abbia imparato nulla. Perché dovrebbe, del resto.
Ed allora la notizia che il ministro dell'interno, un leghista che dicono "moderato", vuole mettere una taglia sui manifestanti che si chiama fideiussione. Incredibile, mi dico. Eppure...
Vorrei tanto indignarmi, ancora e ancora con una realtà che non ha nulla a che fare con l'uomo e con il rispetto, con un briciolo di convivenza civile, nonostante ci puliamo la bocca davanti ai paesi più poveri con la nostra democrazia. Se c'è, la democrazia e la libertà, perché non farle valere?
Forse perché sono solo parole, parole per nascondere altro, qualcosa che ancora non riusciamo a capire.
Ma non riesco a farlo, a indignarmi più di tanto, perché so da tempo che c'è una taglia sulla mia testa, messa già prima delle manifestazioni e dell'attualità che stiamo vivendo. Una taglia messa lì da secoli, da un guardiano invisibile che vuole assolutamente spazzare via quelli della mia razza. Vorrei tanto indignarmi, ma per adesso, scusate, devo fuggire. Stanno bussando alla mia porta, prendo l'uscita, verso il tetto. Stanotte dormirò sotto un ponte, allo scuro, per non farmi vedere da nessuno, evitando le luci, le auto. Domani, studierò un piano per tornare a respirare alla luce del sole.

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