mercoledì 2 novembre 2011

L'incredibile storia di Irena Sendler







Poco tempo fa è venuta a mancare una signora di 98 anni di nome Irena.
Durante la seconda guerra mondiale, Irena, aveva ottenuto il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia, come idraulica specialista.
Aveva anche un altro motivo per prendere quella decisione.
Irena era al corrente, per qualche motivo, dei piani che i nazisti avevano a quel tempo.
Durante il periodo di permanenza nel ghetto tristemente famoso per una sistematica opera di cancellazione della popolazione ebrea dalla capitale polacca, la donna riuscì a portare in salvo migliaia di neonati. Ci riuscì perché decise di stare dalla parte che riteneva essere quella giusta.
Prelevava i bambini più piccoli uno per volta e li portava in salvo dal ghetto nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che portava sul retro del camion quando entrava e usciva dal ghetto. Per quelli più cresciuti utilizzava un sacco di iuta. Sul retro del camion dove teneva nascosti i bambini era sorvegliato dal suo cane addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti entravano ed uscivano dal ghetto.
Il cane era poi addestrato anche per emettere un lungo latrato quando i bambini piangevano per la paura. In questo modo i soldati di guardia non si accorgevano di nulla.
Con questo sistema e con il tempo passato a lavorare per i nazisti, Irena è riuscita a salvare 2500 bambini.
Ad un certo punto, però, fu scoperta e catturata dai nazisti che sapevano come dare l'esempio contro gli ammutinamenti. La picchiarono selvaggiamente e le ruppero entrambe le gambe e le braccia.
Prima di essere scoperta, per fortuna, Irena aveva registrato a modo suo tutti i bambini che era riuscita a portare fuori dal campo. Teneva un elenco scritto alla buona su un foglio di carta che teneva in un barattolo di vetro seppellito sotto un albero nel suo cortile di casa.
Anche se la maggior parte di quei bambini fu poi sterminata, lei ha continuato a prendersi cura di quegli altri mettendoli in case famiglie adottive.
Irena Sendler è stata proposta per il premio nobel per la pace. 
Oggi nessuno o quasi ricorda più il suo nome.

La storia di Irene è una storia vera di cui oggi si fa portatore Anayansi Forlini Ochoa con lo scopo di conservare la memoria sulle vittime dell'olocausto.

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