martedì 27 marzo 2012

Oltre il libro niente

Era il 2008 e lavoravo come responsabile commerciale in una piccola casa editrice. Avevo messo i miei manoscritti nel cassetto anche se continuavo a scrivere questo blog. Una domenica in libreria comprai un libretto su come "diventare scrittore", uno di quei manuali che molti definiscono indispensabili per impratichirsi dell'arte della scrittura. Volevo tornare a scrivere di nuovo. Ancora dovevo aprire una pagina di quel libro ed era già un pezzo che avevo questo piccolo tomo nella mia libreria che richiamava continuamente la mia attenzione. La libreria la tenevo in camera da letto, non essendoci molto spazio nel resto della casa, ed a fianco, vicino alla finestra, un tavolino con sopra una vecchia macchina da scrivere comprata in un mercato di roba usata a 20 euro. Ogni volta che passavo di là, mentre mi avviavo verso la mia ora di scrittura "a mano", notavo il David Copperfield. Doveva essere letto, presumo. Inizia ma non lo finii mai. Ero troppo concentrato sulla scrittura e la lettura allora mi pareva una divagazione troppo lussuosa. Poi nel leggere quel libretto sulla scrittura, mi veniva dato il consiglio di leggere con attenzione i libri degli scrittori migliori e di carpire le tecniche, la forma, anche accoglierne le idee se ne fossi stato convinto tanto quanto l'autore. 
Con gli anni ho imparato l'importanza della lettura e la dedizione che ho messo in essa ho cercato di trasportarla anche nella scrittura. 
David Copperfield è una palestra dove esercitare parole. Del resto lo dice anche in un passo del libro Dickens quando Trotwood incontra il suo vecchio medico di Blunderstone, una volta raggiunta la fama di scrittore, il quale curioso della sua carriera osserva che deve essere una bella fatica quella di scrivere un libro. "Lo è anche quella di leggerlo!" risponde acutamente Trotwood.

David Copperfield è una vera palestra per uno scrittore, una miniera di nozioni utili, una struttura narrativa  che da sola è una specie di scuola. Il protagonista in prima persona narra la sua storia ricca di suggestioni, descrizioni, personaggi caratterizzati in modo che tornano subito alla mente del lettore nonostante la mole del romanzo e la distanza delle loro apparizioni. E' un caso lampante quello della signorina Mowcher, la nana bizzarra dedita all'estetismo che compare all'inizio ed alla fine del romanzo. Lei cattura il signor Littimer al porto di Londra, mentre quel personaggio losco, maggiordomo dell'amico vecchio amico di David, causa di tanto dolore per i Peggotty, ha rubato una somma considerevole alla famiglia Steerforth ed è in procinto di partire per l'America. La signorina Mowcher lo riconosce e lo smaschera dal suo travestimento. Le si avvinghia alle caviglie e lo cattura facendolo arrestare dalla polizia. Quando il lettore la rincontra alla fine del libro, mentre Dickens sta chiudendo tutti i cerchi delle sue storie, eccola ricomparire con naturalezza con quel suo linguaggio un po' burlesco, con quell'aspetto distintivo che rimane impresso a fuoco nella memoria.
Pensato per essere un romanzo a puntate, pubblicato su un quotidiano inglese sul quale Dickens scriveva, David Copperfield esprime in pieno le doti narrative dell'autore, la sua prolificità di scrittore e la sua morale sempre dedita alla giustizia sociale, poco incline ad essere accolta dalla nostra cultura fatalista. Spesso Dickens è stato accusato di semplicioneria, di essere a volte grottesco nelle sue narrazioni e si può facilmente additargli una accondiscendenza verso il lettore più ingenuo, visto il suo linguaggio semplice, diretto e le sue tematiche molto vicine ad un buonismo a volte quasi esasperante per il lettore più esigente. E' quello che si pensa mentre si legge, ma non si può fare a meno di smettere di farlo. Copperfield è un fiume di idee, di emozioni e descrizioni avvolgenti; di avvenimenti avvincenti e di insegnamenti universali sulla natura umana. Copperfield ricostruisce il mondo nella sua totalità lasciando poco all'immaginazione del lettore, mettendogli davanti agli occhi gente, immagini e soprattutto le idee con le quali osservarlo e giudicarlo. Copperfield è il vero deus ex machina. Non lascia nulla al caso e nulla gli sfugge, racconta la sua storia come fosse l'unica possibile ed in questa unicità il lettore non può fare a meno di trovare le sue rispondenze. Copperfield è la testimonianza che la letteratura non ha tempo, né confini, né gusti troppo esigenti quando racconta la vita in modo tangibile e volutamente eccessivo. Nonostante ciò, Copperfield è una mente semplice e razionale ed è per questo che impressiona anche coloro che eludono dal canone dickensiano, lasciando avvolti in un potente affresco di vita fantastica e realistica allo stesso tempo, sogno e realtà, immaginazione e azione. Qui c'è tutto ciò che il lettore deve sapere. Oltre il libro, niente, solo la vita.

2 commenti:

Grazia ha detto...

E' la tua recensione più bella...potere di Dickens!!

Lazarus ha detto...

Grazie...Lusingato! Merito anche tuo.