mercoledì 18 aprile 2012

Le rose della mamma*

*Racconto pubblicato sul numero 47 della rivista Sagarana diretta da Julio Monteiro Martins


La mamma non la sopportavo più. Ero proprio arrivato ad un punto di non ritorno. Fin da piccolo non riesco a comprendere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ora le cose mi sono un po’ più chiare.
Le rose, queste benedette rose. Oggi è giunto il giorno, il giorno di piantarle. Per la mamma ho scelto questo pezzo di terra fresca nella corte dietro casa. Le voglio piantare proprio qui le sue rose, quelle che diceva sempre di voler piantare quando la facevo arrabbiare, diceva, con quel suo sbuffo eterno, diceva che era meglio il giardino, occuparsi del giardino, più che dei figli. Le piante e i fiori forse qualche soddisfazione te la danno, diceva.
A ripensarci, ha proprio un brutto carattere la mamma. In fondo lo so che non è cattiva.
Ma quel suo difetto, quell’orrendo difetto che aveva di parlare senza ascoltare. Lo odiavo quel modo di fare. Quando qualcosa non le andava bene iniziava a borbottare, agitando la testa e facendo vibrare quella sua gota cadente sotto il mento e pronunciando, ogni tre parole, quel suo “Non lo so” con cui dava sfogo alle sue continue lamentele. Li infilava ovunque quei suoi “Non lo so”: all’inizio, alla fine o in mezzo a quelle che parevano essere sempre le sue sentenze di morte. “Non lo so, la Gina dice che il tetto perde acqua e vuole soldi da me, non lo so!”. Oppure: “Dove credi di andare, non lo so, conciato così”, e ancora: “Non lo so, vuoi stare veramente con quella poco di buono!”. Mi faceva disperare la mamma.