lunedì 6 marzo 2017

Il viaggio di Vittorio Arrigoni

Difficile non commuoversi già dalle prime pagine di questo libro che racconta la storia normale di un ragazzo speciale, nato e cresciuto in Brianza e barbaramente assassinato a soli 36 anni a Gaza. A narrarla è la viva voce in prima persona della madre di Vittorio Arrigoni, Egidia Berretta, una donna religiosa, lavoratrice, che rinuncia al posto fisso per fare la mamma e crescere i suoi due figli. Vittorio viene su come un bravo ragazzo, stretto tra l'affetto familiare ed un'esistenza agiata che si avvia verso la più assoluta normalità. "Vivere con le ali recise non fa per me" scrive Vittorio alla madre in una lettera, a testimonianza che quel ragazzo non sarebbe mai voluto diventare "normale". La storia di Vittorio è una di quelle storie che diventano note al grande pubblico subito dopo la sua fine, quando si accendono le telecamere e svanisce l'ipocrisia; ma subito dopo scatta l'operazione di normalizzazione delle idee, delle azioni, che sono e restano individuali, che sono e restano spinte da una forza straordinaria e che vengono poi rinchiuse nella più rassicurante e compiacente categoria del martire, dell'eroe. No, questo libro dimostra il contrario.
Vittorio Arrigoni era un uomo come tutti noi, uno dei tanti italiani meno indifferenti alle ingiustizie che sentono e vedono ogni giorno. Uno di quelli che aveva messo la propria vita a disposizione delle sue idee per farne una materia viva e non solo oggetto di speculazione e ostentazione, interesse. Noi viviamo una realtà distante dalla guerra, dal trionfo incondizionato della violenza, delle ingiustizie sociali più profonde, radicali, come quelle che accadono ogni giorno nei territori caldi dell'Europa e del mediterraneo. Arrigoni ha voluto testimoniarci come anche la nostra più rassicurante realtà è in pericolo, minacciata da un potere, allo stesso tempo simbolico e repressivo, che sugli scenari di guerra non fa che mostrare il suo volto più spietato. Un potere che però è sempre più vicino, ci avvinghia lentamente nella sua morsa, giorno per giorno. E' la logica del più forte che vince sul più debole. E' la subdola strategia, sottile e raffinata, che mira al perseguimento degli squilibri sociali che stanno divampando nell'ultimo decennio nella "civile" Europa.
Berretta Arrigoni in questo libro cerca disperatamente di distaccarsi dal suo ruolo di madre e propone un'osservazione quasi oggettiva dei fatti, sempre attenta a penetrare nelle motivazioni, nelle emozioni e raffigurando una realtà che ti penetra nella carne. Il viaggio di Vittorio è un libro che nasce con l'intento della testimonianza, ma subito diventa narrativa. E' una storia raccontata dall'interno ma che si rivolge all'esterno per guardare i fatti. E' un racconto fatto di contenuti, suggestioni e slanci che si incastra e si arricchisce con le testimonianze, le foto, le lettere e i retroscena della vita di Vittorio. E' la storia di un ragazzo normale, figlio di una famiglia borghese agiata che cresce in una realtà di provincia benestante e che ad un certo punto decide di intraprendere il suo personale viaggio. Un viaggio che non si è interrotto e che continua attraverso questo ed altri libri, alle testimonianze ed alle suggestioni che ha saputo creare.
In uno dei suoi scritti, Arrigoni si rifà a Garcia Lorca e dice: "E' il rumore di questa lacrime che non posso smettere di sentire, che mi spinge a continuare i miei viaggi".

Nessun commento: