giovedì 23 febbraio 2017

Raymond Carver: "Quello che Ralph non capiva"

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Quella che segue è una dettagliata sinossi di "Vuoi star zitta per favore?", uno tra i più famosi racconti di R. Carver, quello che dà il titolo alla sua prima raccolta pubblicata per la prima volta nel 1976 in America di cui la foto illustra una delle tante edizioni che furono pubblicate del libro. Successivamente vi propongo un estratto dallo stesso racconto. In questo brano che precede il finale del racconto leggeremo la scena in cui Ralph torna a casa dalla notte passata per la strada, a fare i conti con la sua decisione di lasciare o no la moglie. E' un racconto molto intenso, scritto con uno stile molto curato ed allo stesso tempo efficace. Dopo una serie di tentativi di studiare prima medicina, poi legge all’università, Ralph trova la sua strada grazie al dottor Maxwell, un professore di lettere e decide di diventare professore. Conosce Marian Ross, una ragazza molto bella, ma anche una studentessa molto seria di cui si innamora subito e, appena laureati, i due si sposano e vanno a vivere in California. Dal loro matrimonio nascono due figli Dorothea e Robert. La vita di Ralph e Marian sembra perfetta, ma Ralph porta dentro di sé un atroce dubbio.
Ha il sospetto che la moglie una volta lo abbia tradito con un tale di nome Mitchell Anderson. Un giorno di novembre è la stessa Marian ad aprire il discorso e confessargli che, una sera, tre anni prima durante una festa, con un pretesto, si era allontanata in segreto con Anderson, il quale l’aveva sedotta ed avevano fatto l’amore. In un baleno la vita di Ralph sembra andare in frantumi. Si allontana da casa e vaga tutta la notte per la città: prima va al bar di David Parks che lo vede così disperato e gli offre da bere, poi in un club privato dove gioca a carte con degli sconosciuti ai quali confessa che la moglie lo ha tradito; mentre vaga nauseato dal ricordo di Marian entra in un negozio di liquori e compra una bottiglia di whisky. Durante la notte Ralph finisce al porto e viene aggredito da un uomo di colore. Poi sviene e si risveglia al mattino. Ferito, torna a casa mentre la moglie e i figli ancora dormono ed inizia a chiedersi che ne sarebbe stato della sua vita da lì in avanti dopo quei mutamenti che l’avevano sconvolta.

Tenne gli occhi fissi nello stesso punto e li vide, a dozzine, roteare e sfrecciare appena sotto la linea delle nuvole: uccelli marini, uccelli che arrivavano dall’oceano a quest’ora del mattino. La strada era oscurata dalla foschia che continuava a calare e dovette fare molta attenzione a non calpestare le lumache che attraversavano strisciando il marciapiedi. Una macchina con i fari accesi rallentò e proseguì. Ne passò un’altra. Poi un’altra ancora. Ralph guardò meglio: “operai delle segherie”, disse tra sé e sé. Era lunedì mattina. Girò un angolo e passò davanti al bar di Blake: serrande abbassate e, accanto alla porta, bottiglie vuote che sembravano essere lì di sentinella. Faceva freddo. Affrettò il passo il più possibile e ogni tanto incrociava le braccia per strofinarsi le spalle. Alla fine arrivò a casa sua, la luce della veranda era accesa, ma le finestre erano buie. Attraversò il prato e fece il giro sul retro. Girò la maniglia e la porta si aprì senza far rumore; anche in casa non si sentiva alcun rumore. Ecco lo sgabello accanto al lavandino. Ecco il tavolo a cui erano stati seduti. Si era alzato dal divano, era venuto in cucina e si era seduto lì. Che altro aveva fatto? Nient’altro. Guardò l’orologio sopra i fornelli. Riusciva a vedere anche di là, in soggiorno, il tavolo con il centrino di merletto, il pesante soprammobile di vetro a forma di fenicotteri rosa ad ali spiegate e, dietro al tavolo, le tende aperte. Era stata a quella finestra ad aspettarlo? Entrò in soggiorno, passando sopra il tappeto. Il cappotto della moglie era gettato sul divano e nella penombra riconobbe un grande posacenere pieno di cicche dal filtro marrone delle sigarette che fumava lei. Passando, notò che sul tavolinetto c’era l’elenco del telefono aperto. Si fermò davanti alla porta socchiusa della loro camera da letto. Gli sembrava che ogni cosa fosse aperta. Per un’istante resistette al desiderio di entrare a guardarla, ma poi aprì di più la porta spingendola con la punta delle dita. Lei dormiva, con la testa fuori dal cuscino, voltata verso la parete, i capelli scuri che si stagliavano sul lenzuolo, le coperte ammucchiate intorno alle spalle, tirate via dal fondo del letto. Giaceva su un fianco, il mistero del suo corpo piegato all’altezza delle anche. Rimase lì a fissarla. Che avrebbe dovuto fare, in fin dei conti? Prendere le proprie cose e andarsene? Trasferirsi in albergo? Prendere certi provvedimenti? Come doveva comportarsi un uomo, in circostanze del genere? Capiva che certe cose erano già state fatte. Quello che non capiva era cosa restava da fare ora. La casa era molto silenziosa.

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